Dopo il periodo fertile (tra la fine
del 1800 e i primi decenni del 1900) in cui si é sviluppata
la filosofia naturista e ha dimostrato tutta la sua carica innovativa,
é arrivato il letargo che, purtroppo, continua ancora oggi.
Il
nostro movimento, dal dopo-guerra in poi, ha perso le sue caratteristiche
peculiari, in poche parole, ha perso la sua identità. Esso
è formato da persone che si avvicinano alle associazioni naturiste
perché stimolati dalla curiosità che suscita la "nudità"
o conquistati dal benessere che in genere si ricava dallo stare nudi
in un ambiente bello e incontaminato.
Le
nostre associazioni non hanno più la carica riformatrice e
rivoluzionaria che avevano all'inizio del '900, quando la filosofia
naturista aveva messo sotto accusa ogni aspetto del vivere, dalla medicina
all'alimentazione dal modo di concepire la natura e il modello sociale
ai rapporti tra le persone. In poche parole, chi diventava naturista
assumeva uno "stile di vita" e una filosofia che lo portava
a vivere in modo profondamente diverso da chi non lo era.

Il mio suggerimento
(contenuto anche nel mio libro: Naturismo, la scoperta della nudità - Xenia edizioni)
è di uscire dal letargo per riappropriarsi di quelle tematiche
originali quali: la medicina e l'alimentazione naturale. Bisogna mettere
sotto accusa il "liberismo" e tutti quei modelli sociali
che inneggiando al pofitto permettono lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Dobbiamo ribadire con forza la lotta al consumismo.
Dobbiamo difendere
l'ambiente da tutti coloro che credono che una strada sia più
importante di un albero, una fabbrica più importante di una
montagna, lo sviluppo economico più importante della natura
stessa. Dobbiamo infine riappropriarci del concetto di "qualità
della vita", l'unico metro possibile per misurare il progresso
o la civiltà di un popolo.
Per far ciò bisogna
instaurare rapporti di collaborazione con tutte le realtà (associazioni,
gruppi o partiti) che sono in sintonia con i nostri valori. In una
società che si fa sempre più complessa, dobbiamo avere
il coraggio di schierarci, in modo chiaro e determinato, con tutte
le forze che si battono per difendere la natura dal saccheggio e dalla
distruzione.
Dobbiamo avere il coraggio,
inoltre, di infrangere il tabù della “neutralità
dei naturisti” rispetto alla politica. Fino a quando, al centro
del dibattito politico, ci sarà il tema dello “sfuttamento
selvaggio” della natura, che viene compiuto in modo sistematico
con scelte anche politiche, non vedo come possano i naturisti non
schierarsi dalla parte giusta. Qualsiasi altra scelta, compresa la
neutralità, non solo apparirebbe “contro la natura”
ma anche e in modo particolare “contro-natura”.
Alla base del nostro
essere naturisti rimane la definizione data dal XIV congresso mondiale
della FNI ( Agde 1974 ), un concetto semplice ed efficace nel quale
ci riconosciamo completamente:
Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura,
caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo
di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell'ambiente.
Nicolò Spinicchia..(Presidente Econat)